
La mostra delle ‘fotocopie dei falsi Van Gogh’ è rimasta nella storia della provincialità delle amministrazioni leghiste che pensavano di poter fare concorrenza con poche decine di migliaia di euro alle ‘grandi mostre’ della Fondazione Cassamarca a Ca’ dei Carraresi.
Era la fine del 2001 quando, dopo una fase preparatoria in cui era stata coinvolta metà giunta, Ca’ de Noal ospitava la mostra su ‘Van Gogh e il giapponismo’, organizzata con la collaborazione di Plateroti, il proprietario dei sei presunti disegni di Vincent Van Gogh in carboncino e gessetto nero.
I disegni sarebbero appartenuti all’album giapponese del pittore ma la loro attribuzione a Van Gogh era già stata oggetto di contestazione da parte dell’ex conservatore del Museo di Amsterdam.
Risultato? Quando si decise (anche grazie all'impegno del consigliere comunale Giampaolo Sbarra) di approfondire la questione, si scoprì che ad esser esposti non erano neppure i presunti disegni originali ma delle loro fotocopie!
Spariti gli “originali” insieme al loro proprietario ci si ritrovò con in mano le ‘fotocopie dei falsi Van Gogh’ che suscitarono l’ilarità di tutta l’Italia, con buona pace dello staff “Chiole-Fioretti” che aveva inventato l’iniziativa
Quella che avrebbe dovuto essere la riscossa dell’amministrazione comunale a livello culturale nei confronti della Fondazione Cassamarca ‘pigliatutto’ si trasformò nella gaffe dei “vangò”!
Il dilettantismo con cui tutta la vicenda è stata gestita, del resto, non poteva che portare a queste conseguenze: non si costruisce una politica culturale per la città improvvisando con superficialità ‘grandi eventi’.
A dieci anni di distanza la maledizione dei ‘vangò’ sembra accanirsi ancora sul Comune con la querela di Plateroti al Comune, accusato di averne screditato l’immagine.
Quasi una pena del contrappasso per un’amministrazione comunale che si era costituita in giudizio contro lo stesso Plateroti, poi assolto.
Il risultato è che, a causa del maldestro tentativo di organizzare una “grande mostra” l’amministrazione si ritrova in tribunale con il rischio di dover pagare i danni all’organizzatore di quello che doveva essere il “grande evento”.
Insomma, il pressapochismo finisce sempre per presentare il conto: in questo caso è successo prima a livello di opinione pubblica e adesso ci si rivede in tribunale. Speriamo che in Italia non se ne accorga nessuno perché non ci conviene proprio che vengano rinverditi i fasti dei ‘vangò’.
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