
La decisione della Fondazione Cassamarca di conferire in un fondo immobiliare gli edifici ed i terreni di sua proprietà non può lasciare indifferente la città e la provincia anche perché per molti di questi complessi immobiliari la Fondazione stessa aveva presentato progetti per il futuro che erano stati alla base della cessione da parte di enti pubblici.
Basti ricordare che per il complesso dell’ex-tribunale era stata prevista la trasformazione in albergo di lusso, abitazioni, negozi e laboratori e che proprio questo progetto era stato alla base della vendita diretta da parte dell’amministrazione comunale alla Fondazione.
Ma Comune e Provincia, protagoniste insieme alla Fondazione del “risiko immobiliare” che può portare profonde trasformazioni nel tessuto urbanistico della città e quindi anche in quello economico, non possono rimanere indifferenti neppure rispetto al destino dei teatri o di Ca’ Tron.
Come ho già avuto modo di sostenere in altre occasioni le amministrazioni comunali che si sono succedute in questi anni si sono caratterizzate per la loro Sudditanza nei confronti delle scelte della Fondazione, sostenuta nel suo ruolo dalla cospicua disponibilità di utili delle azioni Unicredit.
Adesso che è arrivato il momento di mettere in ordine i conti della Fondazione, Comune e Provincia non possono tacere, non possono continuare ad avvalorare le scelte della Fondazione senza analizzarle, valutarle, discuterle.
E’ arrivato il momento che i consigli del Comune e della Provincia si esprimano come non hanno mai fatto sui rapporti dei due enti con la Fondazione e che i loro rappresentanti nel consiglio della Fondazione stessa portino in quella sede preoccupazioni e proposte dei rappresentanti dei cittadini. Altrimenti a che cosa servono quelle nomine? A dare un’altra poltrona e un’altra prebenda a qualche “ex-qualcosa” della Casta Padana?
Si riuniscano le commissioni Bilancio del Comune e della Provincia, si riuniscano se servono i consigli comunale e provinciale ed impegnino le amministrazioni a chiedere conto alla Fondazione di ciò che sta accadendo, del conferimento degli immobili nel fondo, di dove sono finiti i progetti che riguardavano questi stessi pezzi di città.
Lo chiedano le opposizioni, troppo a lungo silenti e inani sulla questione dei rapporti tra amministrazioni e Fondazione, chiedano quale sarà la valorizzazione di questi immobili all’interno del fondo, come si pensa di utilizzare questo strumento per risolvere i problemi finanziari della fondazione, quali ripercussioni avrà questa scelta sul territorio.
Se lo si riterrà opportuno, si chieda alla Fondazione anche di rimettere in discussione questa scelta: le istituzioni facciano quello che non hanno mai fatto in tutti questi anni: si presentino alla Fondazione con la schiena diritta per capire che cosa sta accadendo, per verificarne le conseguenze e anche per proporre soluzioni diverse.
Sappiamo bene che qualche attuale amministratore comunale potrebbe essere più interessato a mantenere buoni rapporti con De Poli per succedergli tra qualche anno a Ca’ Spineda, ma non può essere questo il motivo perché Comune e Provincia rinuncino ancora una volta a far valere le loro ragioni rispetto all’operato della Fondazione.
Non convincono, ancora una volta, le dichiarazioni roboanti di Gentilini contro De Poli perché sappiamo bene che per molto tempo quelle stesse parole sono state vuote di significato visto che mentre Gentilini le pronunciava l’amministrazione di cui fa parte trattava il “risiko immmobiliare” con la Fondazione.
Per il centrosinistra in città la sfida è ancora più importante perché mettere in discussione l’oligarchia Lega-Fondazione deve essere uno dei punti centrali della proposta per le elezioni amministrative del 2013. Se non avrà la capacità di segnare una netta discontinuità su questo fronte il centrosinistra cittadino non potrà credibilmente proporsi come alternativa all’attuale amministrazione alle elezioni del 2013?
A quando la richiesta di convocazione delle commissioni sul “caso Fondazione”?
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