giovedì 29 settembre 2011

Quel “pasticciaccio brutto” dell’aeroporto.


Per occuparsi del “pasticciaccio” dell’aeroporto è utile partire da un paio di presupposti non sempre dati per scontati. Il primo è che in un “Paese normale” l’aeroporto di Treviso molto semplicemente non esisterebbe. L’Italia, infatti, è un caso raro di dispersione del sistema aeroportuale: nel nostro Paese esistono decine di aeroporti piccoli e piccolissimi che contribuiscono a rendere inefficiente e costoso il trasporto aereo.
L’incremento del numero di voli e di passeggeri del “Canova” è dovuto unicamente al fatto che la sua pista è banalmente la “seconda” dell’aeroporto di Venezia: in altri paesi europei il “Marco Polo” sarebbe meglio dimensionato a livello di piste e di strutture mentre quelli di Treviso e Verona non sarebbero aeroporti utilizzati per voli commerciali.
Non è neppure vero che la presenza di un aeroporto a Treviso abbia a che fare con il turismo nel nostro territorio: sappiamo benissimo che i turisti in scalo al “Canova” arrivano direttamente a Venezia senza neanche accorgersi del paesaggio e del patrimonio storico, artistico ed architettonico della Marca.
E’ normale, infatti, che un aeroporto controllato, di fatto, da una compagine veneziana sia finalizzato all’incremento del turismo nella città lagunare (il cui nome compare anche sui biglietti aerei di chi parte ed arriva al “Canova”) e non nella provincia di Treviso.
E’ vero, però, che la presenza dell’aeroporto nella nostra città e l’esponenziale incremento di voli e passeggeri registrato negli ultimi anni ha avuto degli effetti a livello occupazionale ed economico: ci sono numerosi lavoratori nelle strutture aeroportuali e nelle attività collegate, gli alberghi sono occupati dai viaggiatori per affari, la presenza dello scalo è diventata fattore competitivo per molte aziende del territorio trevigiano.
Di fronte alla sospensione del lavori decretata dal TAR è stato quindi naturale che vi siano state reazioni negative, in qualche caso anche un po’ scomposte, da parte del mondo economico, dei sindacati, delle istituzioni: soprattutto in tempo di crisi non si scherza con i posti di lavoro.
Non si può neppure pensare, però, che l’emergenza economica ed occupazionale possa giustificare la violazione della legge nell’iter autorizzativo dei lavori dell’aeroporto. Il comitato che osteggia l’intervento sulla pista del “Canova” ritiene che manchi una valutazione di impatto ambientale che dovrebbe esserci e il giudice amministrativo sembra aver dato ragione, almeno in “primo grado”, ai cittadini ricorrenti.
Sia ben chiaro: la valutazione di impatto ambientale non è una questione burocratica, ma è richiesta per verificare la compatibilità di un intervento con il contesto ambientale e paesaggistico e con la tutela dei cittadini prevista dalle leggi contro l’inquinamento, da quello atmosferico a quello acustico.
La giustizia amministrativa stabilirà la Valutazione era necessaria ma, in ogni caso, è certo che lo sviluppo dell’aeroporto di Treviso (come ha giustamente sostenuto il segretario provinciale della Cgil) deve conciliarsi con il rispetto dell’ambiente e della qualità della vita dei residenti nelle zone limitrofe.
Se così non fosse i nodi tornerebbero prima o poi al pettine, i problemi sarebbero ancora più gravi e sarebbe ancora più difficile salvare quei posti di lavoro e quelle attività economiche che oggi si vogliono salvaguardare dai rischi di una chiusura troppo lunga dell’aeroporto.
Infine, un appello: si sospendano i lavori in attesa di una sentenza che, eventualmente, rovesci la decisione del Tar. In un Paese come il nostro che soffre di scarsa credibilità delle istituzioni e di un deficit crescente di legalità non è accettabile che non venga rispettata una sentenza della magistratura, per quanto sgradita essa possa essere.


In un Paese che continuasse a non rispettare le proprie leggi gli aeroporti, prima o poi, non servirebbero più.

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