Si può definire “parco” quello che si svilupperà tra un condominio e l’altro, tra strade e parcheggi? Quale effetto avranno sulla continuità del “parco” il bacino artificiale, il bacino a secco ed il canale di cui è prevista la realizzazione nell’ambito del progetto di edificazione? Quale fruizione pubblica sarà garantita per un “parco” che sarà interrotto dalle proprietà private delle aree scoperte di pertinenza delle abitazioni che verranno realizzate? Sarà veramente un “parco” o poco più che un giardino pubblico? E di questo giardino pubblico, tra l’altro, il Comune dovrà curare la manutenzione perché si fa cedere la proprietà delle zone verdi, invece che lasciarla agli attuali titolari a cui avrebbe potuto chiedere, in sede di convenzione, di assumersi gli oneri appunto della manutenzione.
Per molti anni la destinazione dell’area, in quanto di valenza ambientale, è stato proprio quella di parco urbano: un destino mai concretizzatosi a causa dell’incapacità delle amministrazioni comunali degli ultimi vent’anni che non hanno realizzato il parco. Perché la destinazione a parco urbano venisse confermata sarebbe bastato che, nella recente variante generale al PRG, le aree ad elevato rischio idraulico venissero dichiarate inedificabili, come le normative suggerirebbero.
Con l’edificazione ed il suo corollario di parcheggi e viabilità, la zona cesserà di essere un ‘polmone’ tra l’area fuori dalle mura e viale della Repubblica, ‘polmoni’ di cui abbiamo estremo bisogno anche per combattere l’inquinamento atmosferico sempre più pesante in città.. Ancora una volta siamo di fronte ad una scelta che compromette un pezzo di futuro del territorio cittadino: una zona inedificata che viene riempita da decine di migliaia di metri cubi di cemento, un destino che sarà irreversibile.
Un’altra caratteristica peculiare dell’area è quella idrogeologica: la zona dei piani di lottizzazione, infatti, è caratterizzata da un livello del piano campagna inferiore a quello dei comparti circostanti, dalla presenza di falde freatiche superficiali e da terreno argilloso sottostante alle falde. Questi elementi hanno determinato l’inserimento dell’area nelle zone ad alto rischio di esondazione individuate dal Piano di Assetto Idrogeologico della Regione Veneto.
La consapevolezza dei rischi legati all’assetto idrogeologico del comparto spinge i progettisti a prevedere una serie di misure con cui tentano non di risolvere gli attuali problemi ma solo di evitare il peggioramento della situazione: un bacino artificiale, un altro bacino a secco ed un canale vengono reputati sufficienti allo smaltimento delle acque meteoriche anche in caso di precipitazioni “pesanti”: lo saranno veramente? E’ saggio, in ogni caso, intervenire con l’edificazione in una zona così a rischio?
Ma il problema dello smaltimento delle acque meteoriche non si limita all’area in questione: la zona, infatti, ha rappresentato per molti anni lo sfogo naturale delle acque in eccesso provenienti dai comparti circostanti, già cementificati e riempiti di edifici, strade e parcheggi. Che cosa succederà quando anche il San Bartolomeo sarà edificato? Quali saranno le ricadute della cementificazione di questa zona sui quartieri limitrofi? Si tratta di aspetti neppure presi in considerazione nella progettazione. Noi temiamo, invece, che problemi possano essercene perché le aree limitrofe al San Bartolomeo sono quasi tutte a rischio idraulico e, quindi, corrono pesanti
rischi dalla rottura dell’equilibrio idrogeologico esistente.Una volta realizzata l’edificazione nei Piani di Lottizzazione “San Bartolomeo” è chiaro che eventuali fenomeni di esondazione in questa zona della città non potranno essere imputati alla fatalità, ma dovranno essere ricondotti alle responsabilità dell’amministrazione comunale che ha approvato delle nuove edificazioni. Pagheranno gli amministratori o pagheranno ancora una volta i cittadini come è accaduto per i residenti di Fiera e Selvana con le alluvioni degli scorsi anni?
Non solo la città non avrà un vero “parco urbano”, ma avremo un’altra edificazione che riproporrà i problemi già verificatisi in altre zone della città senza che ciò abbia mutato minimamente le scelte dell’amministrazione in materia di edificazione.
